Il regolamento europeo relativo alle valute virtuali dovrebbe limitarsi alla prevenzione e alla lotta contro la criminalità. È in sostanza questa la posizione espressa da un gruppo di esperti nel corso dell’audizione che ha avuto luogo lunedì presso la commissione agli Affari economici del Parlamento europeo.

Oggetto della discussione sono le cripto-valute digitali, monete virtuali che consentono di trasferire denaro senza intermediari, come una banca. L’esempio più conosciuto è il Bitcoin: esso utilizza una tecnologia di crittografia denominata blockchain che costruisce un database condiviso e verificabile pubblicamente delle transazioni per prevenire le frodi. Questo sistema permette di costruire una certa fiducia tra venditori e acquirenti, eliminando così la necessità di un processo di verifica ulteriore.

Il relatore Jakob von Weizsäcker (S&D, Germania) ha spiegato che “ci sono molti investitori che sperano che la loro applicazione farà la rivoluzione attraverso una valuta digitale. La vera questione è se e quando ci sarà questo cambiamento, quanto governi e legislatori siano preparati per questo tipo di rivoluzione”.

Alcuni esperti hanno spiegato che le operazioni in valute virtuali sono più economiche, più veloci, più sicure e trasparenti. Primavera De Filippi, ricercatrice presso il Centro Nazionale di Ricerca Scientifica di Parigi, ha sottolineato che la tecnologia blockchain può “essere considerata come una sorta di tecnologia regolamentare, consentendo l’applicazione delle leggi in modo più trasparente e più efficiente”. Secondo la ricercatrice, questa tecnologia “permetterà di risolvere l’antico problema socratico di chi controllerà i controllori”.

Le valute virtuali rappresentano anche una serie di sfide. “Il consumatore non è tutelato e ci sono anche alcuni rischi in termini di stabilità delle piattaforme, volatilità del prezzo e anche minacce digitali come il furto e l’hacking”, ha affermato Olivier Salles della Commissione europea.

Il bitcoin è stato spesso associato ad attività clandestine come il riciclaggio di denaro e il commercio di beni illegali perché le operazioni possono essere effettuate in forma anonima, ma “In realtà il contante può essere un mezzo molto più anonimo”, come ha affermato Sean Ennis, economista all’OCSE: “L’origine della moneta virtuale è pubblica e permette una enorme quantità di analisi delle operazioni”.

Per Jeremy Millar, rappresentante di Magister Advisors, “è più facile individuare i reati che hanno utilizzato i bitcoin rispetto ai contanti, perché i bitcoin non sono gestiti da una comunità hacker, ma da grandi aziende che cercano di rispettare la normativa esistente”.

La maggior parte degli esperti sono stati dunque cauti rispetto all’idea di una legislazione europea sulle valute virtuali. “La sfida non è rappresentata da quando e quanto velocemente regolare, ma come monitorare correttamente questa tecnologia in rapida evoluzione” ha detto Salles spiegando ai deputati che “la Commissione sta valutando è necessario regolamentare le valute virtuali in risposta agli attacchi di Parigi”.

Se siete intenzionati a proporre provvedimenti legislativi, consiglio di limitare questa azione all’anti-riciclaggio e alla lotta al finanziamento del terrorismo” ha aggiunto Siân Jones, co-fondatore dell’European Digital Currency and Blockchain Technology forum.

Il Parlamento sta preparando una relazione sul tema; il voto in commissione è previsto in aprile, quello in plenaria a maggio.